Recensione: Jason Brennan, Contro la democrazia, Luiss

Jason Brennan, Contro la democrazia

Luiss, pp. 297, euro 24

traduzione  Rosamaria Bitetti – Federico Morganti

 

La natura contraddittoria della democrazia la rende uno strumento a doppio taglio, come la maggior parte delle cose nate dall’illuminismo, che sono un po’ buone e un po’ cattive, anche se questa cosa l’hanno capita in pochi, i più sono rimasti manichei, che sarebbero poi anche problemi loro, ma se si lascia che questi esprimano liberamente le loro opinioni infondate, il cosiddetto voto di pancia, allora son dolori, alla pancia appunto. L’idea che nasce spontaneamente da questa constatazione, una constatazione fatta sempre con la pancia, e quindi una constatazione che lascia un po’ a desiderare, è che si possa fare a meno della democrazia, ovvero prende piede l’idea di un uomo forte al comando, uno che decida e faccia tutto, ma se il criterio in base al quale questa persona decide cosa fare fosse un criterio inadeguato? Se questa persona fosse ampiamente incapace, ed è il caso, se la percezione delle stesse persone che l’hanno votato fosse essa stessa fallace, ed è pure il caso, allora, che si fa? A partire da una serie di ricerche psicologiche nel campo della psicologia politica, un campo che sinceramente nemmeno sapevo esistesse, ma adesso  lo so ed è un capo che dà informazioni abbastanza interessanti, a volerlo conoscere,  il nostro autore cerca di fornire risposte a questa domanda leninista, che fare?

Il nostro identifica tre classi di elettori, che sono etichettati in modo da riconoscerne intuitivamente le tendenze, ovvero abbiamo elettori Hobbit, elettori Hooligan ed elettori vulcaniani, ovvero elettori che non si interessano di niente (la maggioranza di hobbit), elettori che si interessano un sacco ma nel modo sbagliato (hooligan, una minoranza perniciosa) ed elettori che si interessano nel modo giusto, e questi ultimi sono ovviamente un minoranza della minoranza e ad essi appartiene lo scrittore del presente libro. Attraverso esempi tratti da studi empirici e piacevoli e condivisibili ragionamenti costui ci conduce a comprendere l’inutilità del voto individuale e la fondamentale illogicità del comportamento politico della stragrande maggioranza delle persone, ovvero di tutti gli hobbit e gli hooligans. Da notare la naturale tendenza dell’hobbit a diventare hooligan, se opportunamente stimolato, tendenza motivata dall’incapacità a ragionare a partire da informazioni vere, come fanno i vulcaniani. Io pratica i due gruppi responsabili dell’andamento incerto delle democrazie moderne sono formati da persone che si esprimono politicamente nel modo sbagliato per ragioni sbagliate, che non è cosa da poco, visto che dalle decisioni della maggioranza dipendono le decisioni di quelli che tale maggioranza rappresentano, anche se quest’ultima affermazione è solo in parte vera, perché da altri studi risulta che gli eletti fanno anche cose che i loro elettori disapproverebbero, teoricamente, se capissero qualcosa di politica.

Diciamo che la democrazia funziona mediamente bene perché gli elettori sono quello che sono, ovvero individui molto lontani da quell’ideale propugnato da Mill nel lontano finire del diciannovesimo secolo, persone che attraverso lo studio e l’interesse avrebbero portato la società ad un generale miglioramento, e questa loro natura, molto lontana dallo studio e dall’impegno per la conoscenza, permette a chi comanda di fare cose a loro insaputa. Molto più vicino al vero fu Schumpeter che, all’inizio del secolo successivo, sosteneva che la partecipazione democratica avrebbe avuto come conseguenza nefasta l’abbassamento dello standard delle decisioni collettive.

Il nostro smantella una ad una le obiezioni teoriche dei difensori della democrazia, obiezioni che possono essere tutte comprese sotto il cappello della paura del cambiamento. Il sistema democratico ha funzionato benino fino ad ora, soprattutto rispetto ai sistemi precedenti; ma questo, sostiene Brennan, non è motivo sufficiente per rifiutare un’alternativa motivata. Occorre allora, secondo Brennan, stabilire dei nuovi criteri di gestione della cosa comune, criteri epistocratici, ovvero criteri basati sulle capacità delle persone, capacità che fanno riferimento alla realtà vera, l’episteme, ovviamente, che però è difficilissima da definire. Comunque ci vengono fornite diverse possibilità di individuazione criteriale e diverse modalità di applicazione. Il vero problema però è che tutte queste considerazioni interessano solo i tecnici del settore e i pochi che leggono libri come questo, la democrazia ha ormai tanto abbassato i criteri di giudizio che ogni giudizio che comportasse una differenziazione tra persone che suonasse come antidemocratica, ovvero basata sul merito e le capacità effettive, sarebbe rifiutata. Solo una minoranza si muoverà quindi contro la democrazia, ma la nostra democrazia non terrà in nessuna considerazione questa minoranza, come fa con tutte le altre minoranze, e allora mi viene in mente Gaber, che alla fine di una canzone ormai dimenticata, dice che lui, se fosse dio, si ritirerebbe in campagna, che non è una soluzione per tutti, è una soluzione per pochi, è antidemocratica, è contro la democrazia, ma è l’unica soluzione, per chi ancora cerca una soluzione.

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