Recensioni: Maya De Leo, Queer

Maya De Leo
QUEER. Storia culturale della comunità LGBT+

Edizioni Einaudi | pp. 320 | € 14

L’autrice di questo libro è, sin dall’inizio, molto chiara nel definire le proprie finalità: “Il mio obiettivo è stato quello di interrogare storicamente il processo che conduce all’individuazione di un gruppo della popolazione accomunato da alcuni tratti che sfuggono alle norme su genere e sessualità” (p. V, premessa). Poniamo l’accento su storicamente. Se diamo per scontato che esistono due generi sessualmente diversi all’interno del genere umano, non altrettanto scontato è porre l’accento sul fatto che l’appartenenza a una di queste due classi può non essere esclusiva: i maschi possono avere tendenze alla femminilità, le donne possono manifestare comportamenti che le avvicinano alla mascolinità. Questa fluidità del genere dà luogo a comportamenti sessuali altrettanto fluidi. Dai dati storici, riportati nei primi due capitoli, pare emergere che questo stato di cose fosse la normalità, un tempo. Ma i tempi nuovi, l’arrivo della scienza e della necessità di classificare tutto, o quasi, in maniera dicotomica, cambia le carte in tavola: “La stessa nozione di orientamento sessuale deriva dalle trasformazioni più generali che investono la sessualità e il genere proprio a partire dal XVIII secolo” (p. 11).
Quindi nel 1700 iniziano a cambiare le cose; quelli che erano stati episodi inseriti nella normalità del funzionamento sociale, vengono stigmatizzati come deviazioni. Ad Amsterdam, nel 1730, furono avviati 350 procedimenti penali per atti di sodomia; un centinaio si conclusero con l’esecuzione capitale dei rei. In Inghilterra fino al 1816 era prevista la gogna per i colpevoli del reato in questione; è del 1835 l’ultima condanna a morte. La centralità della penetrazione per l’atto sessuale compare attorno alla metà del ‘700, in parallelo all’affermarsi di una visione più scientifica delle cose. Va da sé che la scientificità non comporta un giudizio, ma di fatto questo approccio ha fatto scadere tutte le pratiche non fallocentriche/penetrative a pure eccezioni, quando non addirittura perversioni, cfr. p. 14 sgg.
Una discriminazione sistematica procede anche attraverso l’arte: nelle rappresentazioni teatrali era uso schernire i nobili; nasce allora la figura del nobiluomo effeminato, specialista in vestiti e profumi ma poco incline allo scontro fisico. Anche da qui prende il via una precisa discriminazione che nasce dai prodotti artistici riservati alle classi popolari e che avrà ampia diffusione nella creazione di stereotipi e luoghi comuni che riguardano gli omosessuali (cfr. p. 22 sgg).
Come dicevo all’inizio, i comportamenti sessuali difformi da quanto atteso, devono trovare una spiegazione scientifica. Lombroso, il noto tipizzatore dei criminali, aggiunge alla discussione scientifica il tema dell’atavismo. Secondo lo studioso italiano sarebbe questo un tratto dominante negli omosessuali, ovvero la loro tendenza a porre in atto comportamenti appartenenti a epoche passate delle specie animali originarie, che erano caratterizzate dall’ermafroditismo (cfr. p. 47 sgg).
Sempre parlando d’arte, l’autrice (cfr. p. 57 sgg.) parla della presenza delle coppie lesbiche nella letteratura, soprattutto francese della seconda metà dell’800. La presenza dell’omosessualità nella letteratura francese è poi centrale in quello che è uno dei capolavori riconosciuti della letteratura del ‘900. L’autore della Recerche è un omosessuale che parla delle buona società di inizio ‘900 dal punto di vista di un eterosessuale e di come in essa si muovano più o meno liberamente persone dalle preferenze sessuali non proprio ortodosse.
Proprio in quegli anni inizia però a prender piede il nazismo e la strada verso l’affermazione dei diritti subisce una battuta d’arresto; il periodo che va dalla fine degli anni ‘20 alla conclusione della guerra pare essere, in tutti i paesi occidentali, il momento in cui le forze benpensanti tentano di rimettere al loro posto tutti quelli che alzavano la voce rivendicando diritti. I fatti accaduti durante il periodo bellico e prebellico sono descritti nel capitolo quinto, in cui si delinea già un atteggiamento che sarà dominante nella comunità LGBT+ nel periodo successivo: il cercare di essere invisibili, il desiderio di essere assimilati.
La fine della guerra segna per le democrazie occidentali una cesura. Occorre riportare indietro il tempo a prima che gli orrori bellici travolgessero tutti; ma questo prima è un’idea irrealizzabile. I diritti vengono affermati nella pratica, sebbene le autorità mettano in atto le più restrittive e punitive misure di legge nei confronti della minoranza LGBT+. In Italia, afferma l’autrice, vi è una sostanziale continuità con il fascismo (p. 173).
Questo viver sottotraccia, questo bisogno di essere invisibili, già rimarcato in due best seller nella letteratura di fine anni ‘20 (The well of loneliness e The Stone Wall) i cui protagonisti trovano una soluzione ai propri crucci solo nell’isolamento dal resto della società, sarà una costante nell’atteggiamento della comunità LGBT+ (anche se è prematuro definirla tale, comunità) fino ai fatti di Stonewall (1969). Tra la fine della guerra e il ‘69 ha però una rilevanza fondamentale il rapporto Kinsley (1949) in cui sulla base di una mole impressionante di dati, raccolti dal dottor Kinsley attraverso interviste, risulta una realtà della vita sessuale delle persone completamente diversa da quanto il senso comune voleva credere; ad esempio, risultò che il 37% del campione intervistato aveva avuto dall’adolescenza alla vecchiaia almeno un’esperienza omosessuale. Il dimorfismo sessuale non ha come conseguenza necessaria un comportamento binario garantito dalla biologia; molto è frutto dei condizionamenti sociali. La pervasività dell’omosessualità testimonia contro una specificità ‘biologica’ del soggetto omosessuale, come volevano i medici che cercavano di spiegare il fenomeno e come rivendicavano i primi gruppi omo per facilitare l’assimilazione (cfr. p. 183). Questa arbitrarietà della scelta sessuale sgancia i comportamenti devianti dal campo della patologia e della criminologia, anche se l’eliminazione dell’omosessualità dal DSM avvenne solo nel 1973.
Le ricerche di Kinsley non fanno però che aumentare il timore sociale, dato che portano alla luce un problema di cui il movimento LGBT+ diviene presto conscio; se la componente omosessuale dalle società è così alta dal punto di vista numerico, come è possibile che non abbia una rappresentazione pubblica che ne difenda e promuova i diritti? E’ questo l’inizio di un più ampio movimento di liberazione, che considera la classe degli omosessuali alla stregua delle altre classi oppresse (cfr p. 180 sgg).
La storia del movimento LGBT+ inizia per convenzione nel 1969, con l’irruzione della polizia alla Stonewall Inn, locale gay del Village. La reazione dei frequentatori del locale però non fu la solita, i clienti non accettarono passivamente i maltrattamenti dei poliziotti; la notte di scontri allo Stonewall diede il via alla richiesta esplicita di visibilità e diritti, ponendo fine al periodo dell’assimilazione dolce. I gay e le lesbiche hanno affermato negli anni ‘50 e ‘60 una loro estetica, fatta di consumi; attraverso il diritto a consumare la comunità LGBT+ è giunta a esigere il proprio diritto a esistere. In questo passaggio si vede all’opera un meccanismo che pone serie domande al concetto stesso di diritto universale, perché primariamente si hanno diritti in quanto consumatori e non in quanto esseri umani. L’estetismo di questo gruppo minoritario può essere definito il camp, dove sono centrali l’artificio, l’androginia e la femminilità; e, soprattutto, con il passare del tempo, questa estetica ha smesso di essere solo gay, ma è diventata proprietà comune. Il movimento LGBT+ è pronto per affermarsi in quanto tale (cfr p. 205 sgg). Questa presa di posizione più affermativa si può leggere alla luce di quanto afferma Debord ne La società dello spettacolo, ovvero che al suo interno, all’interno della contemporanea società dello spettacolo, nulla che non si ponga in evidenza in forma spettacolare può avere rilevanza.
All’interno della comunità LGBT+ non esistono solo gay e lesbiche; le scelte sessuali sono considerate in toto legittime e quindi generano lotte per la loro affermazione; la comunità transgender deve affrontare una situazione più problematica. Devono ancora riferirsi a criteri medici per ottenere le procedure necessarie alla transizione da un sesso all’altro e questo le precipita completamente all’interno del binarismo eterosessuale classico, quando invece è proprio ciò da cui stanno cercando di evadere.
Un ultimo elemento pesava nel giudizio della società etero sui comportamenti della comunità LGBT+: le scelte sessuali che non rispettano il binarismo ritenuto legittimo, minano la capacità riproduttiva della specie. Ma poco prima dell’episodio di Stonewall fa il suo ingresso nella vita delle persone la pillola anticoncezionale, che sgancia l’atto sessuale dall’atto riproduttivo. Un altro tassello nel percorso di autoaffermazione iniziato all’alba della cultura occidentale.
Negli ultimi due capitoli l’autrice analizza la situazione attuale, che a suo dire si caratterizza per l’impegno di tutto il movimento verso la “decostruzione delle categorie di genere” (cfr. p. 274 sgg).
Il percorso compiuto dalla comunità LGBT+ è uno storia che vede al suo centro l’individuo e i suoi bisogni, contrapposto alla società e le sue norme. Secondo Foucault noi privilegiamo la sessualità su ogni altra cosa per definire chi e ciò che siamo. E’ il modo primario in cui organizziamo l’identità nelle culture eurocentriche (cit., p. 307). In questo senso il movimento LGBT+ è un movimento prettamente occidentale, almeno fino agli sviluppi più recenti. Nelle parole di alcune attiviste parrebbe infatti che la componente sessuale non sia più così rilevante. I pazienti di Freud diventavano matti perché non potevano fare sesso, i soggetti di cui parla Lasch fanno troppo sesso per nascondere le loro fragilità, questi dicono che il genere e il sesso che ne può derivare non è così importante: direi che il mondo negli ultimi 100 anni è proprio cambiato…..
Un interessante libro di storia che racconta a tutti, etero e non etero, il faticoso percorso che ha portato a una situazione che, seppure non idilliaca, è sicuramente migliore di quella, ad esempio, dell’Inghilterra di Turing o dell’Iran attuale.

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