Anna Metcalfe
CRISALIDE
Edizioni NNE | pp. 258 | € 19
Traduzione di Ada Arduini
Elliot è il primo a descriverci la protagonista del romanzo: la vede in palestra e ne è subito affascinato. Che tipo di relazione nascerà da questo incontro imprevisto? Che persona emergerà dalle parole di questo suo primo ammiratore? La sua vita ci viene poi raccontata sin dalla nascita da Bella, la madre, anche se con un taglio un po’ diverso. È la madre, ovviamente la vede in un modo tutto suo. Dalla casa di pietra alla rottura del legame, è comunque sempre la storia di una trasformazione. Infine Susie, la collega prima e poi amica, che aiuterà il bruco a compiere il salto finale. Il personaggio che emerge da queste tre descrizioni è una figura metaforica che simboleggia un desiderio di vita senza legami molto contemporaneo, una vita in cui l’Altro è solo un puntello per una propria trasformazione. Sostenuto da uno stile molto originale il romanzo si caratterizza, a mio parere, per l’assoluta estraneità del protagonista a quanto succede.
I tre narratori invece cambiano costantemente, migliorando e crescendo, sotto l’occhio indifferente dell’oggetto della loro venerazione. Quasi una metafora del rapporto dell’uomo con la divinità: soprattutto per l’indifferenza.