Stephen Markley
DILUVIO
Edizioni Einaudi | pp. 1293 | € 26
Traduzione di Manuela Francescon e Cristina Mannella
Opera colossale, degna delle saghe di Ellroy, questo romanzo ci racconta uno scenario abbastanza credibile del disastro planetario che si approssima a causa del riscaldamento globale. Inizia nel 2013 e si conclude nel ‘40 e in questo breve, geologicamente parlando, lasso di tempo nel nord America succede di tutto. Una donna molto intraprendente, Kate, prende le redini del movimento ambientalista e cerca di risvegliare gli spiriti sopiti della gente per la battaglia a difesa del pianeta. Un professore universitario studia lo sfacelo ambientale dei fondali marini e preannuncia disastri imminenti. Cinque persone qualunque, convintissime delle proprie idee, creano un gruppo di contestazione radicale e iniziano a mettere bombe qua e là per il paese. I politici di ambo gli schieramenti si schierano a seconda della convenienza con chi vuole regole più o meno stringenti riguardo all’emissione di gas serra nell’atmosfera. Emerge l’estremismo religioso di destra che si schiera a favore dell’uso indiscriminato dei combustibili fossili e un tecnico molto competente cerca di agire all’interno del governo, ora a destra ora a sinistra, per muovere qualcosa a favore del pianeta. C’è anche la figura dell’emarginato, Keeper, che cerca di sopravvivere in un’America che dice di fare di tutto per la sua gente ma che se non appartieni a una determinata parrocchia ti lascia morire di fame. La sua fine gloriosa (?) sembra di vederla come chiusura di puntata di una qualche serie su Netflix, a ulteriore riprova dell’assioma che se la natura imita l’arte, l’arte imita la televisione. Ma sopra tutte c’è la figura del marito di Kate, Matt. Conosce Kate giovanissimo e si innamora di lei; la accompagnerà attraverso tutte le sue esperienze, metterà in piedi con lei un movimento che trasformerà il mondo e chiuderà il romanzo con una nuova vita. Dopo il diluvio.