Sally Rooney
INTERMEZZO
Edizioni Einaudi | pp. 417 | € 22
Traduzione di Norman Gobetti
Sono rimasto piacevolmente stupito dal vedere smentita una previsione basata sul pregiudizio che una scrittrice che va per la maggiore, di moda, non sia in grado di scrivere un libro importante. Dopo aver letto il suo esordio Parlarne tra amici, piacevole senza essere travolgente, avevo trovato il successivo Gente normale banale e scontato – tanto scontato da riuscire a essere adattato al piccolo schermo in una serie Netflix – e avevo quindi collocato la giovane autrice in una casella ben definita. Dopo aver galleggiato sul comodino per oltre sei mesi, in questa primavera 2025 il libro mi è arrivato tra le mani e ha iniziato a coinvolgermi, sia per lo stile sia per il contenuto, e si è fatto leggere in meno di una settimana. Lo stile dicevo. I due fratelli protagonisti principali della storia, Ivan e Peter, prendono la parola a vicenda e si raccontano a capitoli alterni raccontandoci a che punto è a loro vita. Peter sta vivendo una situazione ingarbugliata: al momento sta con Naomi, una ragazza molto bella e un po’ sbandata che vive in una casa occupata, di 13 anni più giovane, e continua a vedere la sua ex, Sylvia, che non sta bene e ha bisogno di un sostegno. Il fratello Ivan ha 22 anni ed è un giocatore di scacchi semi professionista; campa con i lavoretti e all’inizio del romanzo va per una due giorni di partite dimostrative in un circolo scacchistico di un paese fuori Dublino dove conosce Margaret, di 14 anni più vecchia di lui. Intermezzo è il tempo di cui avranno bisogno queste 5 persone per capire come organizzare le loro relazioni. Intenso e complesso, il romanzo ricostruisce l’infanzia dei due fratelli e di Margaret, intrecciandoli al loro presente. Il problema per tutti è come presentare alla società la propria vita e un intermezzo, una pausa di riflessione, è quello che ci viene raccontato. Margaret teme il giudizio della famiglia perché è separata dal marito e ora lei si è messa con un ragazzo di tanto più giovane; Peter, figlio di una famiglia povera di immigrati, teme il giudizio dei colleghi di studio perché lui è un avvocato e si muove nelle alte sfere. In quell’ambiente certe cose non si fanno. Bisogna pensare bene a cosa esporre al giudizio altrui.
Un romanzo interamente costruito attorno alla dialettica tra vita e teatro, tra ciò che si è e ciò che si espone, che parla di un quotidiano che magari non ci riguarda ma non per questo si può sottrarre ad una valutazione personale; una valutazione quindi, non un giudizio, perché la vita privata ove non violi regole di buon senso non deve essere sottoposta al pubblico giudizio. E i nostri protagonisti impareranno a valutare senza giudicare in questo intermezzo di tempo che li porterà verso nuovi orizzonti.