Percival Everett
JAMES
Edizioni La nave di Teseo | pp. 333 | € 20
Traduzione di Andrea Silvestri
Percival Everett prosegue nel suo lavoro di costruttore di capolavori rivisitando questa volta un classico della letteratura americana. Le avventure di Huckleberry Finn diventano attraverso gli occhi di Everett un modo per guardare alla storia della schiavitù in America. Il protagonista della vicenda è infatti Jim, lo schiavo nero che Finn incontra sull’isola di Jackson. In questa versione è invece Jim che fugge e incontra Huck. Jim, per motivi che si capiranno alla fine, accetta di portare con sé il ragazzo nella sua fuga. Una fuga che però non sarà senza ritorno, perché nella fattoria da cui fugge Jim ha lasciato moglie e figlia. Nelle due settimane in cui si svolgono le avventure di Jim, Everett mette tutti i dettagli che facevano dello schiavismo il sistema economico inumano che era, ma rende il tutto godibile e, a suo modo, più leggero, sfruttando la sua cultura e la sua ampia conoscenza della letteratura; ad esempio, a Jim capita di chiacchierare con Locke e Voltaire. L’uso della lingua, delle parole corrette per designare la realtà, è fondamentale per acquisire la libertà, e Jim tiene a precisare per tutta la durata del romanzo il suo doppio registro linguistico; parla da negro con i bianchi, parla correttamente con le persone che ritiene sue pari. Questo fino al termine, quando smetterà di essere Jim.
Io mi chiamo James.