Recensione: Paolo Malaguti, Piero fa la Merica

Paolo Malaguti
PIERO FA LA MERICA

Edizioni Einaudi | pp. 193 | € 18,50

Il Brasile era la meta di centinaia di migliaia di veneti in fuga da un’Italia che, da poco unificata, aveva cambiato le leggi che consentivano di straforo la sopravvivenza ai ceti più poveri. È il Brasile appunto la Merica dove i protagonisti del romanzo sognano di trovare terra e ricchezza. Paolo è il maggiore di cinque fratelli e apre il romanzo mostrando le condizioni di vita della famiglia; insieme al fratello più piccolo, Tonin, va per nidi a caccia di pulcini; da mettere in pentola, perché in questa neonata nazione, ancora scevra di preoccupazioni animaliste, bastavano quattro pulcini per dare un po’ di sapore alla polenta. Dopo questa apertura, il romanzo prende piede velocemente e ci conduce prima alla traversata oceanica e poi all’approdo nel Brasile dei sogni. Una terra ricca e generosa, ma anche zeppa di incertezze e pericoli, come Piero sperimenterà.
Una storia lineare, semplice, che mischiando italiano e dialetto mostra a chi non se lo ricordasse – e in Italia oggi pare siano molti – che un popolo ridotto alla fame ha ogni diritto di cercare altrove migliori condizioni di vita. Se il tuo paese è ridotto alla fame, ogni altrove è la Merica.

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