Recensione: Isabelle Pandazopoulos, Le sette case di Anna Freud

Isabelle Pandazopoulos
LE SETTE CASE DI ANNA FREUD

Edizioni Astoria | pp. 325 | € 20
Traduzione di Roberto Boi

L’unica figlia a seguire le orme del padre fu Anna, l’ultimogenita, la meno amata dei figli Freud. La narrazione storica dell’autrice di questo romanzo segue in modo abbastanza pedissequo la vita di questa donna che si deve confrontare con una figura paterna abbastanza ingombrante, come si può immaginare. L’autrice cerca di arricchire i dati storici con un personaggio immaginario, un’infermiera che segue Anna in un periodo di depressione seguito alla fuga in Inghilterra del ‘38, fuga che permise al padre, ricordiamolo, di sfuggire alle grinfie dei nazisti che erano pronti a distruggere il simbolo per eccellenza del pernicioso influsso ebraico sulla cultura occidentale. Il romanzo si legge più per interesse storico che letterario, sia detto chiaramente. La giovane Anna stenta parecchio a trovare la propria strada; aiutata in un primo tempo da una stretta amicizia con Lou Salomè, giunge al riconoscimento/accettazione della propria omosessualità che sfociò nella cinquantennale convivenza con Dorothy Burlingham. Come spesso succede nei libri che parlano di Shoà, stupisce sempre vedere la facilità con cui il popolo autriaco traghettò con armi e bagagli sull’antiebraismo di Hitler una volta compiuta l’annessione. La vita della famiglia Freud si complica notevolmente e la fuga roccambolesca è il momento più coinvolgente dell’opera. L’unico elemento teorico cui accenna l’autrice è la rivalità che oppose Anna Freud a Melanie Klein che sottende alla più ampia disputa tra i seguaci più fedeli all’ortodossia freudiana – ruolo predominante nello sviluppo del conflitto es – super io – e gli psicologi, come Anna Freud, Erich Fromm e la corrente americana, che tende a privilegiare un ruolo più attivo dell’io. Al di là della teoria, che ha fornito ottimi spunti a tante battute di Woody Allen, va rimarcato lo sforzo di questa donna per trovare una propria autonomia nella sua vicenda familiare. Occorre abitare diverse case prima di trovare la propria.

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