Adrian Tomine
DIFETTUCCI
Edizioni Rizzoli Lizard | pp. 114 | € 17,50
Traduzione di Pasquale La Forgia
Questa graphic novel ha un disegno essenziale ma che non perde di realismo, riuscendo così a descrivere bene una situazione difficile da comprendere in Italia. Il protagonista, Ben Tanaka, è infatti un americano di origine nipponica, ma ormai occidentalizzato, che tira avanti una relazione fatta di continui litigi con la sua ragazza, Miko, e gestisce un cinema in una piccola cittadina dell’Oregon. Miko gli rinfaccia la sua attrazione per le donne bianche, che lui nega o parzialmente riconosce; questo è il difettuccio del titolo, la scarsa onestà di Ben con se stesso, che pare uscire solo quando parla con la sua migliore amica, Alice Kim, una lesbica agguerrita. Come un oracolo Kim gli svela le cose che un occhio esperto riesce già a vedere nelle vignette che si susseguono veloci a tracciare il percorso di una vita gravata da questo difetto; una storia piuttosto amara, quella di Ben, che è però salvata e impreziosita dagli spunti delle persone che lo circondano.
È come un romanzo che sta in piedi non per l’audacia o la rettitudine del protagonista, ma per le occhiate impietose che noi possiamo gettare su di lui grazie ai comprimari pienamente consapevoli di sé che lo circondano