Jean-Noël Orengo
L’AMORE INFELICE DEL FÜHRER
Edizioni Mondadori | pp. 223 | € 20
Traduzione di Francesca Mazzarana
Un romanzo storico che ci racconta la vita di uno dei fedelissimi di Hitler scampato miracolosamente al crollo del regime nazista. Si tratta di Albert Speer, l’architetto del regime, colui che diede le linee guida per l’edificazione di alcuni monumenti dedicati all’ideologia dell’epoca, l’uomo che realizzò la coreografia delle olimpiadi del ‘38, l’ultimo tentativo dei tedeschi di mascherare quello che stavano preparando. L’autrice lascia supporre il sottile legame che unisce il bell’architetto e il fuhrer dei tedeschi, un legame che non si tradusse mai in nulla di fisico, ma che condusse Albert Speer ad accettare quello che vedeva succedere, a chiudere gli occhi di fronte ai crimini contro l’umanità che i nazisti compivano quotidianamente. Il fascino che Hitler esercita sui suoi sottoposti è qualcosa di inconcepibile per noi, eppure assolutamente reale e il caso di questo architetto ne è un ottimo esempio. Figlio della buona borghesia tedesca, Speer viene introdotto nel cerchio magico di Hitler sul finire degli anni ‘20 e, benché tutta l’ideologia nazista sia contraria ai valori in cui è stato educato, Speer cede al fascino di Hitler. Diventerà così un sostenitore della sua visione estetica; ma, quando le cose iniziano ad andare male, qualcosa si rompe. Condotto sul fronte di battaglia a est, Speer vede quello che sta succedendo e ha un tracollo. Riuscirà a evitare la fine di Hitler e, anche se processato a Norimberga, riuscirà incredibilmente a farla franca. Ma la storia non si ferma con il processo, perché Speer non viene condannato a morte.
La sua sopravvivenza e le sue fortune seguenti aprano considerazioni nient’affatto banali sulla natura dell’uomo e su come la Germania abbia metabolizzato il suo ruolo nello sterminio di 6 milioni di ebrei e nel suo dare il via a un’epoca nuova, nella quale non vi è più alcun valore immutabile e tutto può essere detto e contraddetto.