Michael Crichton
IN CASO DI NECESSITÀ
Edizioni Garzanti | pp. 320 | € 12
Traduzione di Dianella Selvatico Estense
Michael Crichton, autore di best seller del calibro di Jurassic Park, prima di diventare scrittore a tempo pieno è stato un medico e in questo romanzo, pubblicato con lo pseudonimo di Jeff Hudson nel lontano 1968, racconta la propria percezione della sanità pubblica americana; nello specifico in relazione a un diritto conquistato dal movimento femminista, il diritto all’aborto.
In quegl’anni l’aborto non si poteva fare, in America come in Italia. Era comunque una pratica che una certa parte di medici praticava illegalmente all’interno delle strutture sanitarie catalogandola come un intervento dovuto alla tutela dalla vita della madre. La storia inizia con la morte, per aborto appunto, della giovane figlia di un boss dell’ospedale dove lavora il narratore della vicenda, Berry. Il medico che è accusato di averla fatta abortire è figlio di immigrati cinesi, il dottor Arthur Lee, uno dei migliori amici di Berry e con lui impegnato nella pratica di aborti clandestini nelle strutture ospedaliere. Ma Arthur si proclama innocente; lui non avrebbe mai fatto abortire una ragazza incinta al quarto mese. Berry si lancia quindi alla ricerca di elementi che scagionino il suo amico e, nel farlo, porta alla luce tutta la grettezza di un ambiente, quello medico, dove alla tutela della salute, fisica e psichica del paziente, si antepongono i vantaggi economici e una morale pubblica da difendere anche a scapito della vita delle donne che si trovano in condizione di necessità.
Al di là del giallo e dell’ovvia scoperta del colpevole, il romanzo si lascia leggere piacevolmente perché mostra una realtà si lontana ma forse non più di tanto, visto quello che sta succedendo in America e non solo.