Recensione: Louise Doughty, L’inverno di Bird

Louise Doughty
L’INVERNO DI BIRD

Edizioni Bollati Boringhieri | pp. 293 | € 19
Traduzione di Manuela Faimali

Un thriller serratissimo che sconfina frequentemente nel ritratto psicologico, questa storia ambientata nel nord dell’Inghilterra. Una donna di mezz’età, Heather Berriman, teme qualcosa o qualcuno ma nemmeno lei sa di preciso cosa sia. Normale del resto, visto che lavora per i servizi segreti inglesi, il noto MI5. Il romanzo si apre, appunto, con Heather che capisce di doversi mettere in moto, di dover fuggire dall’ufficio dove il suo capo ha convocato lei e tutta la squadra. E la sua fuga prosegue per tutta la durata del romanzo, sempre più verso nord, man mano che Heather ci racconta il suo presente e la sua storia. Veniamo così a conoscere meglio questa spia dall’onestà rigorosissima, che si deve confrontare con gli spettri del passato e con i mostri che riempiono il suo presente. La scoperta finale non farà che confermare l’atteggiamento di Bird, il soprannome della protagonista, nei confronti degli altri.
Un romanzo ben scritto, che fa della resilienza della protagonista il suo punto di forza e che trova nell’inverno, esteriore e interiore, una cornice che tutto inquadra e tutto giustifica.

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