Saul Bellow
LE AVVENTURE DI AUGIE MARCH
Edizioni Mondadori | pp. 704 | € 15,50
Traduzione di Vincenzo Mantovani
Scritto all’alba degli anni ‘50, il primo libro di Saul Bellow che conoscerà un ampio successo di pubblico può far capire il motivo del Nobel per la letteratura attribuito più di vent’anni dopo a questo ottimo scrittore americano. In questo romanzo, ampiamente autobiografico, Bellow racconta le tappe che hanno portato alla maturità il piccolo Augie. Figlio di immigrati ebrei approdati a Chicago negli anni della depressione, Augie diventa grande compiendo quella miriade di esperienze possibili che i cittadini del nuovo mondo ambivano compiere, senza spesso riuscirvi. In questo senso, il romanzo è la storia di una generazione, delle aspirazioni di una generazione. Quella che vide gli anni più cupi della crisi economica e quella che dovette sopportare le tribolazioni della guerra. E proprio come quella generazione uscì vittoriosa da tutto ciò, così farà Augie. Il romanzo è un vero romanzo fiume, pieno di personaggi e riflessioni che gli stessi personaggi compiono in proprio o per spalleggiare lo sviluppo dell’eroe della vicenda. In questo dettaglio c’è forse la debolezza odierna della storia, troppo legata al modo di concepire la vita in quei tempi; ma, al di là della densità del libro, la storia ha una sua scorrevolezza che sostiene il lettore per tutto il suo sviluppo. Diciamo allora che questo è sì un romanzo d’altri tempi, adattissimo a chi cerca nella letteratura un segno del trascorrere delle epoche, ma è anche una prova di quello che è il talento della scrittura. Come Bellow impiegherà molto tempo prima che il suo talento venga riconosciuto, così Augie dovrà faticare prima che le sue avventure lo conducano a un approdo.
Più attuali, forse più godibili e comunque sempre di assoluto acume, consigliamo dello stesso Bellow Herzog e Il dono di Humboldt. In ogni caso vi troverete di fronte a un premio Nobel di valore assoluto.