Recensione: Paolo Valoppi, Mio padre avrà la vita eterna

Paolo Valoppi
MIO PADRE AVRÀ LA VITA ETERNA
ma mia madre non ci crede

Edizioni Feltrinelli | pp. 149| € 16

Immagino che a tutti sia capitato un testimone di Geova che una domenica mattina, bel bello, suona il campanello e chiede se può portare la voce del signore nella vostra casa. Il ragazzino/narratore di questa storia il signore se lo trova in casa, quando il papà, colui che avrà la vita eterna, ritorna alla fede in Geova, che aveva abbandonato per un certo periodo, nel quale conosce la madre del narratore. Costei, a differenza di suo marito, continua a nutrire una sana diffidenza nei confronti delle soluzioni ultramondane ai problemi dell’umanità, ma ormai l’ha sposato e tant’è: ci sono i figli, bisogna tirare avanti. Il bambino capisce l’imbarazzante natura della fede genitoriale attorno ai sei anni e da quel momento in poi è un susseguirsi di episodi in cui lui nega la vicinanza personale al movimento contrapposti a momenti in cui il padre cerca di recuperare la sempre più lontana infanzia del bambino, con la sua fiducia nelle certezze del genitore. Poi i genitori invecchiano e lasciano Roma, si trasferiscono in provincia. Ma anche qui il padre trova un luogo di culto e prosegue imperterrito nella sua professione di fede: la speranza nella vita eterna, ecco la grande molla delle religioni.

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