Recensione: Tony D’Souza, Il Mulo, ISBN

Tony D’Souza, Il Mulo

ISBN, pp. 402, euro 16

Traduzione Elena Sacchini

Tutto bene, ok, andiamo. Sono James e faccio, meglio, facevo il giornalista free lance. Bello eh, libero, indipendente, quando c’è richiesta di informazione lavori. Poi, tutto d’un tratto, c’è stato ‘sto casino della crisi economica ed io e la tipa con cui mi ero messo prima del casino, Kate, siamo rimasti senza lavoro. Lei licenziata da una catena di cosmesi dove dirigeva un Beauty Center ed io ad arrabattarmi cercando di piazzare lavori che nessuno voleva più. Nessun lavoro, e un figlio in arrivo. Allora decidiamo di spostarci da Austin, bella città, un sacco di vita e di movimento, per andare a vivere in un paesino sulle montagne del nord della California. In questi posti ci puoi vivere con poco. In questo posto, dove Kate viveva da piccola, c’è anche un tipo, Darren che a una festa mi passa un po’ di erba. L’erba arr! iva ad un mio amico rimasto ad Austin, che mi dice che è roba buona. Me ne porteresti un chiletto? E così io, da onesto lavoratore dell’informazione mi trasformo in un ingranaggio del traffico della droga: divento un mulo. Sono un tipo sveglio ed così divento il tramite tra Darren ed Eric, un grosso spacciatore nella zona di Austin.

Per farla breve, ho una fifa blu. Se mi fermano finisco in galera per anni, gli stati attraverso cui transito hanno leggi severissime sul traffico di stupefacenti; ma ho un figlio e una moglie (io e Kate ci siamo sposati) a carico e per loro mando giù tutto; la paura e le domande etiche che in continuazione mi pongo. Non potete neanche immaginare quello che mi toccherà fare prima di arrivare alla fine.

Questo, in breve, l’incipit di un libro che ha il sicuro merito di avvincere il lettore e di presentare una delle tante modalità di affrontare la crisi economica. Il personaggio principale però non convince del tutto. Posto di fronte all’amletico enigma onestà vs denaro, essere o non essere, il nostro ovviamente precipita sul polo del non essere. Per tutto il periodo in cui svolge questa professione fa cose orribile ma dentro di sé è come se avesse un grande occhio etico giudicante che lo mantiene puro e gli lascia aperta la possibilità di compiere la grande svolta finale, che lo salverà dal lato oscuro della forza. Il messaggio del libro pare essere che qualunque cosa tu faccia in fondo non è colpa tua, perché è il sistema che ti costringe. L’importante è che tu ti mantenga bello dentro.

Bello dentro, indipendentemente da quello che fai fuori?

Guardarsi dentro rende ciechi.

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