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	<title>SpazioTerzoMondo &#187; Alet</title>
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	<description>libreria, caffetteria, enoteca con mescita a Seriate (Bergamo)</description>
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		<title>Valentina Brunettin, I cani vanno avanti, Alet</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 12:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Valentina Brunettin,
I cani vanno avanti
Alet, pp. 200, euro 10
Quello che mi ha colpito di questo libro, che è sicuramente un buon libro, è quanto sia distante da qualsiasi altro buon libro io abbia letto.
La storia è complessa e su più livelli. La protagonista principale è Emma, scrittrice moglie di Virgilio, scrittore lui pure. I due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><strong>Valentina Brunettin,<br />
</strong><strong>I cani vanno avanti<br />
Alet, pp. 200, euro 10</strong></span></p>
<p>Quello che mi ha colpito di questo libro, che è sicuramente un buon libro, è quanto sia distante da qualsiasi altro buon libro io abbia letto.<span id="more-1942"></span></p>
<p>La storia è complessa e su più livelli. La protagonista principale è Emma, scrittrice moglie di Virgilio, scrittore lui pure. I due stanno scrivendo, cercando di scrivere perché hanno già firmato il contratto, l’ennesimo libro a quattro mani. Sono un po’ in palla e la scadenza contrattuale si avvicina. Valentino ha un’amante, Emma no, benché stia invano provando a trovarsene uno. Nel romanzo partono altre due narrazioni e noi, piano piano, capiamo che la responsabile è ancora lei, Emma. Queste narrazioni sono molto lontane da quello che Valentino vorrebbe lei scrivesse. Una coppia che scrive dei problemi della famiglia, non può raccontare storie del genere.</p>
<p>Nella prima infatti ci viene presentata una ragazza tredicenne estremamente provocatoria, abituale frequentatrice di discoteca; nell’altra si parla di tre cani, raccattati per le strade di Mosca al tempo della prima navicella spaziale: un cane è Laika, la prima cosmonauta.</p>
<p>La storia della ragazzina si chiude nel dramma, mentre continua la vicenda della cagna e si aggroviglia quella dei due scrittori e dei loro amanti/amici. Il finale della prima vicenda è noto – cane morto sacrificato ai bisogni della scienza – mentre quello della seconda è da leggere.</p>
<p>La tematica è estremamente spiazzante. E’ molto personale senza diventare stucchevole, ed in questo segna una meritevole distanza dai soliti “libri per il pubblico femminile” che l’industria culturale ci ammannisce. Una donna mediocre come Emma, apparentemente mediocre, mediocre agli occhi del marito e degli uomini che la circondano, attraverso un percorso di progressiva privazione di tutte le sue sicurezze si scopre alla fine più sicura anche se alla fine non riceve la classica pacca sulle spalle.</p>
<p>Lo stile è molto frammentario ma ordinato, è difficile entrarci ma quando sei dentro non ti molla più, la giovane scrittrice (29 anni) si dimostra buona padrona della lingua e della sintassi.</p>
<p>Ribadisco un buon libro, che ha avuto la capacità non da poco di vincere le pressioni, soprattutto ideologiche, ambientali, cui un’autrice è sottoposta per pubblicare qualcosa che possa incontrare i favori del pubblico omologo. Va detto che oggi, per farsi notare una donna può fare due cose:</p>
<p>- far finta di essere un uomo, e quindi scrivere come un uomo;</p>
<p>- accettare di essere donna per come la vogliono gli uomini.</p>
<p>Nessuno dei due modi di presentarsi pare interessare Valentina Brunettin che è invece riuscita a mostrare il mondo dal punto di vista di una donna – e di un cane &#8211; in modo assolutamente femminile, riuscendo a mantenere la necessaria dignità che la visione ‘altra’ rispetto a quella maschile necessariamente ha. In un paese come l’Italia non è risultato da poco.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Paolo Colagrande, Kammerspiel, Alet</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 08:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Paolo Colagrande, Kammerspiel
Alet, pp. 274, euro 14.50

Il buon Paolo Colagrande è uno dei rari scrittori che, attraverso la narrazione di fatti minimi, caratteristici della piccola provincia italiana, riesce ad entrare nel piccolo sottogruppo della letteratura di qualità. E’ assodato ormai che pochi si accontentano di narrare, ciascuno vuole esprimere qualcosa. Il problema è che quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<p>Paolo Colagrande, Kammerspiel<br />
Alet, pp. 274, euro 14.50</p>
<p></strong><br />
Il buon Paolo Colagrande è uno dei rari scrittori che, attraverso la narrazione di fatti minimi, caratteristici della piccola provincia italiana, riesce ad entrare nel piccolo sottogruppo della letteratura di qualità. E’ assodato ormai che pochi si accontentano di narrare<span id="more-834"></span>, ciascuno vuole esprimere qualcosa. Il problema è che quando non c’è niente da raccontare, l’espressione di qualcosa diventa un artificio stilistico, pesante e noioso. Senza pretendere nulla Casagrande ci racconta la storia di Bisi, giornalista freelance nella provincia piacentina, che ha una moglie, Emilia, un figlio, il bambino Ale e svariati colleghi ed amici a popolare la sua accidentata carriera.<br />
Ciò che domina nella lettura del libro però non è tanto la trama – Bisi deve scrivere perché altrimenti non  guadagna e questa sua debolezza, unita a molta ingenuità, lo farà quasi cadere nel baratro della depressione poco prima della nascita della seconda figlia – quanto lo stile. Preso a prestito da Paolo Nori – ringraziato in fondo al libro – che l’aveva preso a prestito dal primo Celati, che l’aveva preso a prestito da Giuseppe Berto, che magari l’aveva preso a sua volta preso a prestito da qualcuno, lo stile è una specie di flusso di coscienza: però con la punteggiatura. In altri termini, Il Bisi ci racconta delle sue difficoltà di intellettuale nella provincia piacentina senza fare parlare le persone, ma raccontandoci direttamente quello che vede, stando bene attento ad esporlo con estrema cura della forma e una ricca messe di citazioni colte/coltissime.<br />
Così l’articolo che Bisi deve scrivere su di una prima del Nabucco, incarico che però gli viene tolto, diventa la scusa per allestire un Kammerspiel, uno spettacolo drammatico concepito per un pubblico limitato e raccolto. Ma non siamo più in epoca di drammi, e così la storia di Bisi e i ragionamenti che fa, spaziando da Hegel a Mina passando per Wagner e Verdi, scivolano via senza fatica, lasciando al lettore il gusto di un divertimento colto che non è artificialmente spocchioso pur essendo necessariamente per pochi.<br />
Forse è questa la natura più intima della cultura: un kammerspiel.</p>
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