Recensione: Tim O’Brien, Le cose che portiamo

Tim O’Brien
LE COSE CHE PORTIAMO
Edizioni De Agostini, pp. 266, € 17,00
Traduzione Carlo Prosperi

Tim O’ Brien è un americano, un giovane degli anni ’60, che nel ’69 viene mandato in Vietnam a combattere per quella che è, senza ombra di dubbio, la guerra più cinematografica della storia, nel senso che non si contano i film realizzati, dopo, per raccontare le atrocità compiute, da ambo le parti, durante quel conflitto, e quando torna, in America, decide di vivere raccontando la sua esperienza, diventa quindi uno scrittore, uno scrittore che racconta atrocità e assurdità,

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Recensione: Juli Zeh, Turbìne

Juli Zeh
TURBÌNE
Edizioni Fazi, pp. 616, € 18,50
Traduzione Roberta Gado e Riccardo Cravero

Un paesino immaginario, molto agreste, nella ex DDR. Ampi campi incoltivati. Una ditta che si occupa di energia decide che questi campi sono perfetti per metterci delle pale eoliche. Il governo tedesco sta premendo per un passaggio all’energia green. I cittadini che atteggiamento prenderanno nei confronti di questa modifica al paesaggio? Quali interessi si mettono in gioco con questa immensa lottizzazione?

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Recensione: John Niven, Invidia il prossimo tuo

John Niven
INVIDIA IL PROSSIMO TUO
Edizioni Einaudi, pp. 290, € 18,00
Traduzione Marco Rossari

Dopo l’exploit di A volte ritorno, il best seller che da anni diverte mettendo il lettore di fronte al possibile ritorno sulla terra del redentore, John Niven torna ad appassionare il pubblico italiano con un romanzo scaltro ed intrigante, che, seppure in una situazione un po’ irreale, descrive in maniera divertente ma non banale il ruolo che può avere il caso ed un eccesso di buonismo nella vita delle persone

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Recensione: Gianluca Morozzi, Lo specchio nero

Gianluca Morozzi
LO SPECCHIO NERO
Edizioni Guanda, pp. 332, € 18,00

Alle volte penso che bisognerebbe parlare solo dei libri molto belli, essendo i libri molto belli oggetti di cui è facile tessere le lodi, sperticarsi in elogi complessi e variopinti riferendosi alla capacità di scrittura dello scrittore o alla sua abilità nel destreggiarsi tra i mille rivoli della trama, eppure noi viviamo in un mondo materiale ed imperfetto, in cui l’eccezionalità è rara e la norma è, invece, la prevedibilità che toglie l’oggetto dall’eccezione.

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Recensione: Paula Fox, Quello che rimane

Paula Fox
QUELLO CHE RIMANE
Edizioni Fazi, pp. 206, € 16,50
Traduzione Alessandro Cogolo

Cosa rimane, dopo aver letto questo libro, ci si potrebbe chiedere ed io rispondo che rimane un sacco di tristezza per il tempo buttato fuori dalla finestra, una velata patina di noia e la rinnovata domanda sul perché leggo libri che hanno la nota di copertina di Franzen, scrittore molto capace, molto colto ma del quale, come ho già detto e scritto, mi pare di cogliere una spiccata tendenza ad appassionarsi ai dettagli capziosi e alle vicende minime, come ha fatto in quello che fu definito uno dei migliori libri del ‘900, Le correzioni, in effetti uno dei più noiosi, sempre del ‘900, che prende evidentemente spunto da questo Quello che rimane che a noia non scherza affatto.

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Recensione: Robert Menasse, La capitale

Robert Menasse
LA CAPITALE

Edizioni Sellerio, pp. 445, euro 16
Traduzione Marina Pugliano e Valentina Tortelli

Il maiale che appare e scompare per le vie della capitale d’Europa è un simbolo? Se sì, di cosa? Domanda senza risposta, forse, ma che dà il tono al piacevolissimo romanzo di Robert Menasse che con parole argute e sapienti, nel senso di uno che sa come vanno le cose, ci descrive la vita quotidiana, gli odi, le vere motivazioni e i contorti modi di pensare che l’apparato burocratico di Bruxelles, la capitale appunto, mette in atto per giustificare la propria esistenza.

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Recensione: Jennifer Egan, Manhattan Beach

Jennifer Egan
MANHATTAN BEACH
Edizioni Mondadori, pp. 555, € 22,00
Traduzione Giovanna Granato

Questo libro ha delle buone premesse, una bella scrittura e una bella protagonista; peccato che la scrittrice ceda alla voglia di far finire tutto bene e, come spesso accade, la storie che finiscono solo bene sanno un po’ di posticcio, hanno in sé una forzatura che le rende trascurabili.

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Recensione: Emanuela Canepa, L’animale femmina

Emanuela Canepa
L’ANIMALE FEMMINA
Edizioni Einaudi, pp. 259, € 17,50

Se sulla fascetta del libro c’è scritto che il libro della fascetta ha vinto il premio Calvino, tu ti aspetti, come minimo, un po’ di metaforicità, oppure, un riferimento a fatti storici o al mondo della cultura, e invece Emanuela Canepa ti spiazza e ti offre una storia che non fa riferimento a nessuno di questi ambiti

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Recensione: David Trueba, La canzone del ritorno

David Trueba
LA CANZONE DEL RITORNO
Edizioni Feltrinelli, pp. 366, € 18,00
Traduzione Pino Cacucci

Valutare la possibilità del ritorno del romanzo esistenzialista una volta terminata questa interessante stagione filosofica non è certo nostro compito, si può comunque osservare che la tematica dell’uomo che si pone domande circa il proprio agire, ne coglie la contraddittorietà, non si fa carico di questa contraddittorietà e continua a fare quello che gli capita, che è la versione coerente dell’esistenzialismo, ha avuto un ampio seguito nella storia della letteratura

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Recensione: Laurent Binet, La settima funzione del linguaggio

Laurent Binet
LA SETTIMA FUNZIONE DEL LINGUAGGIO
Edizioni La nave di Teseo, pp. 454, € 20,00
Traduzione Anna Maria Lorusso

Libro ricchissimo di citazioni, questo divertissment del giovane e acclamato in patria Laurent Binet, strizza l’occhio all’Umberto Eco del nome della rosa e del Pendolo di Focault mantenendosi al di sopra del citazionismo gratuito, riuscendo quindi a confezionare una storia credibile ed avvincente, dove il giovane Simon Herzog (professore) ed il più esperto Jacques Bayard (poliziotto) conducono un’indagine sull’apparente incidente che ha posto fine alla vita di Roland Barthes.

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