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	<title>SpazioTerzoMondo &#187; Recensioni</title>
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	<description>libreria, caffetteria, enoteca con mescita a Seriate (Bergamo)</description>
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		<title>Recensione: Per Olov Enquist, Un&#8217;altra vita, Iperborea</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 15:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Per Olov Enquist, Un&#8217;altra vita
Iperborea, pp. 533, euro 19,50
traduzione Katia De Marco

Attraverso la scrittura si può giustificare quasi tutto. Ovviamente è più facile trovare una giustificazione a qualcosa che è reale, vero, che non a qualcosa frutto della propria immaginazione. Così riesco a ‘spiegarmi’ il fatto di avere letto una &#8216;storia vera&#8217;, cosa che io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color: #008000;"><strong>Per Olov Enquist, Un&#8217;altra vita</strong></span></div>
<div><span style="color: #008000;"><strong>Iperborea, pp. 533, euro 19,50</strong></span></div>
<div><span style="color: #008000;"><strong>traduzione Katia De Marco</strong></span></div>
<div></div>
<div>Attraverso la scrittura si può giustificare quasi tutto. Ovviamente è più facile trovare una giustificazione a qualcosa che è reale, vero, che non a qualcosa frutto della propria immaginazione. Così riesco a ‘spiegarmi’ il fatto di avere letto una &#8216;storia vera&#8217;, cosa che io <span id="more-3060"></span>non ho mai fatto &#8211; chissenefrega delle storie vere, la letteratura è più vera della realtà – per il semplice motivo che la storia riguarda quello che io credo lo scrittore vivente europeo più importante, Per Olov Enquist. Spiegarmi come la storia della sua vita, dalla perdita del padre a sei mesi d&#8217;età fino alla liberazione dal vizio dell&#8217;alcol, mi sia piaciuta chiama in causa il suo inconfondibile stile. Come negli altri suoi romanzi salta da un punto all&#8217;altro della vicenda – tanto ben scritta da sembrare letteratura, non vita – e così, mentre ancora lo ancora vediamo piccolino che cerca di barcamenarsi tra il suo crescere e la madre maestra, scopriamo che ha avuto tre mogli; ci spiega i retroscena che hanno portato alla creazione dei suoi romanzi: il medico di corte è stato scritto in Danimarca mentre sprofondava nell&#8217;alcolismo. Il suo capolavoro, La partenza dei musicanti, è il frutto della distruzione di anni di lavoro sull&#8217;emigrazione svedese in America. Una volta distrutto quel materiale, che non lo portava da nessuna parte, Enquist ha visto il modo di unire la storia della sua famiglia alle  lotte sindacali americane.</div>
<div>     Il libro offre inoltre diverse chiavi di lettura dei romanzi, chiavi di lettura – in senso critico – cui non avevo mai pensato. Il giovane Enquist infatti ci racconta come i suoi primi prodotti letterari venissero stigmatizzati dai suoi colleghi d&#8217;università – tra gli altri Stigg Larsson – per dei contenuti derivanti da &#8216;un Freud mal digerito&#8217;. In effetti, crescendo come scrittore Equist si è completamente liberato di questi pericolosi avanzi di cultura ed è riuscito a produrre dei libri che delle graziose invenzioni di Freud fanno completamente a meno</div>
<div>     Poi si scopre che Enquist è, come si può dedurre dai suoi libri, molto lontano dall&#8217;intellettuale salottiero cui la postmodernità ci ha abituato. Cresciuto senza padre, si mantiene alle scuole superiori lavorando in segheria; da giovane gareggia nel salto in alto (Enquist è alto 1,97) e arriva a sfiorare le olimpiadi; poi capisce che per lui scrivere è tutto, e si butta a capofitto in quel mondo. Il libro si snoda attraverso i suoi romanzi – alcuni ancora non tradotti ma soprattutto di un paio gli accenni lasciano ben sperare – e ci racconta molto poco di quello che potrebbe interessare il pubblico che legge i romanzi di &#8216;storie vere&#8217;. La scrittura, il ruolo politico dello scrivere – Enquist si colloca genericamente a sinistra, una sinistra che è quella della socialdemocrazia svedese: è stato amico di Olof Palme – è fondamentale per il nostro autore. Dal solitario lavoro dello scrivere comunque Enquist approda al corale compito del mettere in scena un&#8217;opera teatrale. Questa nuova fase è importantissima – ha lavorato con Bergman – perché lo porta a comprendere il ruolo che diverse persone possono avere nel fornire la lettura giusta di un lavoro su carta. Il tutto, la sua vita, si conclude con i tre tentativi di disintossicazione dall&#8217;alcol.</div>
<div>     Per essendo un libro costruito su fatti personali, Enquist è estremamente sobrio nel raccontarceli. Riesce a mantenere questa sobrietà sfruttando, com&#8217;è ovvio, un artificio letterario, ponendo cioè per quasi tutto il romanzo la storia al di fuori di sé, come se riguardasse qualcuno che non è lui, usando la terza persona.</div>
<div>     Raccontandoci appunto un&#8217;altra vita.</div>
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		<title>Recensione: Joy Williams, I vivi e i morti, Nutrimenti,</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 19:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[I vivi e i morti]]></category>
		<category><![CDATA[Joy Williams]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Joy Williams, I vivi e i morti
Nutrimenti, pp. 382, euro 17,50
traduzione Marco Bertoli

Non è un paese per vecchi, diceva McCharty dell&#8217;America; leggendo questo libro, si potrebbe dire che non è nemmeno per i giovani. Scherzi a parte, le tre protagoniste di questa non-vicenda danno mostra della difficoltà di vivere in un modo che può essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong><span style="color: #339966;">Joy Williams, I vivi e i morti</span></strong></div>
<div><strong><span style="color: #339966;">Nutrimenti, pp. 382, euro 17,50</span></strong></div>
<div><strong><span style="color: #339966;">traduzione Marco Bertoli</span></strong></div>
<div></div>
<div>Non è un paese per vecchi, diceva McCharty dell&#8217;America; leggendo questo libro, si potrebbe dire che non è nemmeno per i giovani. Scherzi a parte, le tre protagoniste di questa non-vicenda danno mostra della difficoltà di vivere <span id="more-3045"></span>in un modo che può essere considerato paradigmatico o, fate voi, gratuitamente esagerato.</div>
<div>     Le tre ragazze hanno sedici anni ed hanno tutte perso, in maniera più o meno strana, la madre. Corvus, la più oscura delle tre, ha perso anche il padre; Annabelle, la più modaiola, quella che vorrebbe fare le cose divertenti, che vorrebbe indossare i vestiti giusti e conoscere chi conta, non quelle due sfigate delle sue amiche, è appena arrivata nella cittadina del deserto con il padre che, tra parentesi, intrattiene lunghi discorsi con la moglie defunta; l&#8217;ultima, Alice,  la più incazzata-radicale. Ambientalista, animalista, vegetariana, politicamente a sinistra del Ché, ha perso la madre appena nata, cresce con i nonni e scopre da grande che colui che ha sempre creduto il fratello maggiore è in realtà suo padre.</div>
<div>     Questi sono i personaggi chiave di questa non-vicenda. Perché appunto non succede niente. Nella cittadina nel deserto le tre ragazzine si incontrano e, attorniate dai una miriade di personaggi strampalati, cercano di riempire le proprie giornate con delle attività. Qua e là le considerazioni che fanno sono anche interessanti, ma in effetti manca uno svolgimento, banalmente un inizio e una fine. Può essere un&#8217;ottima rappresentazione della condizione giovanile ma anche no; non è assolutamente detto che a sedici anni si debba essere pensierosi come Amleto (Alice-Corvus) né stupidi come una velina (Annabelle), o meglio, lo si può essere ma occorre che questa condizione sia inserita in un contesto che la motivi (assunzione di potere di vario genere). Altrimenti ci si trova calati in un romanzo esistenzialista e, visti i tempi, fa un po&#8217; ridere. In effetti questo è tutto quello che, qua e là, si ottiene leggendo questo romanzo; qualche risata, più sonora all&#8217;inizio poi, più si avanza, più ci si stanca di questo assurdo forzosamente inserito nel contesto quotidiano.</div>
<div>     Per farsi una risata, comunque, bastava leggere quello che l’autore dice nell&#8217;introduzione del libro, ovvero che &#8220;in letteratura non si è obbligati a dire qualcosa&#8221;, che è come dire che i vivi sono uguali ai morti.</div>
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		<title>Recensione: Percival Everett, Il paese di Dio, Nutrimenti</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 14:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Il paese di Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Percival Everett]]></category>

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		<description><![CDATA[Percival Everett, Il paese di Dio
Nutrimenti, pp. 199, euro 16
Traduzione Marco Rossari
Questo romanzo è adattissimo a tutti gli appassionati del genere western perché ci sono tutti gli elementi tipici del genere, ma capovolti ovviamente, trattandosi di un libro di Everett.
Si parte con una razzia ad una fattoria, durante la quale viene rapita la moglie del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #339966;"><strong>Percival Everett, Il paese di Dio<br />
Nutrimenti, pp. 199, euro 16<br />
Traduzione Marco Rossari</strong></span></p>
<p>Questo romanzo è adattissimo a tutti gli appassionati del genere western perché ci sono tutti gli elementi tipici del genere, ma capovolti ovviamente, trattandosi di<span id="more-3030"></span> un libro di Everett.<br />
Si parte con una razzia ad una fattoria, durante la quale viene rapita la moglie del protagonista, Sadie. Il marito, Curt Marder non ha il fegato di lanciarsi sui razziatori travestiti da indiani; va allora in paese alla ricerca di uno che lo aiuti. E chi può aiutare quest’uomo, povero in canna, un po’ vigliacco e fondamentalmente stupido? Solo uno che è sotto di lui nella gerarchia sociale del feroce west, e cioè un nero, Bubba.<br />
Insieme a Curt, Bubba e Jake, una ragazzina la cui famiglia è stata trucidata dalla stessa banda, andiamo alla scoperta dei luoghi comuni del genere, svelandone l’implicita logica razzista.<br />
In quest’ultimo, godibilissimo romanzo Everett torna ad assumere il punto di vista del nero come già nei precedenti, esplicitando però la sua posizione da subito. Il finale è didattico e serve a suggerire al lettore, soprattutto se bianco, il livello della consapevolezza che hanno raggiunto i neri circa la loro condizione in America e nelle varie vicende attraverso le quali s’è compiuta l’occidentalizzazione del mondo.<br />
Nessuna meraviglia quindi che questo autore non abbia raggiunto la notorietà che gli spetterebbe, nel Paese di Dio.</p>
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		<title>Recensione: Aldous Huxley, Dopo molte estati muore il cigno, Cavallo di Ferro</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 21:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aldous Huxley]]></category>
		<category><![CDATA[Cavallo di Ferro]]></category>
		<category><![CDATA[Dopo molte estati muore il cigno]]></category>

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		<description><![CDATA[Aldous Huxley, Dopo molte estati muore il cigno
Cavallo di Ferro, pp. 333, euro 19
Traduzione Catherine McGilvray


Il desiderio di sconfiggere la morte è, direi, connaturato all’uomo. La religione non è altro che una delle forme che questo desiderio ha storicamente assunto. L’affermazione dello spirito del capitalismo si può osservare attraverso la trasformazione storica che questo desiderio ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #339966;"><strong>Aldous Huxley, Dopo molte estati </strong></span><span style="color: #339966;"><strong>muore il cigno</strong></span></div>
<div style="text-align: left;" align="center"><strong style="color: #339966;">Cavallo di Ferro, pp. 333, euro 19</strong></div>
<div style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #339966;"><strong>Traduzione Catherine McGilvray</strong></span></div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div></div>
<div>Il desiderio di sconfiggere la morte è, direi, connaturato all’uomo. La religione non è altro che una delle forme che questo desiderio ha storicamente assunto. L’affermazione dello spirito del capitalismo si può osservare attraverso la trasformazione storica che questo desiderio ha gradualmente assunto. Inizialmente il desiderio di non morire<span id="more-3021"></span> è garantito a tutti, attraverso la creazione di un regno ove il corpo, da morto, continua a vivere. Poi nasce l’anima, l’insostanziale ma reale gemella del corpo, reale ma mortale. La sopravvivenza è garantita all’anima che poi, alla fine dei tempi, si riunirà al corpo. E’ la prospettiva di un capitalismo ancora in nuce che non potendo mandare a ramengo tutto l’apparato sociale decide di perpetuarsi aumentando la diseguaglianza tra le persone pur promettendo alle stesse un’uguaglianza di là da venire. Con l’avvento dell’illuminismo questa prospettiva perde gradualmente sostenitori, senza però che questo desiderio latente si sopisca: il desiderio di sconfiggere il tempo che scorre. Jeremy, il personaggio che apre il libro, è il colto studioso inglese che ci permette, attraverso le sue parole e le sue azioni, di leggere tutto questo. Egli giunge nel mondo nuovo – Oh, Brave New World &#8211;  per dedicarsi al lavoro di recupero di un lascito di documenti originali di un’importante famiglia inglese, comprati da un ricco industriale americano. Costui, mr. Jo Stoyte, ha creato in cima a una collina una residenza degna del miglior pessimo gusto, zeppa di opera d’arte europee e di una bellezza nostrana, Virginia Mounciple. Ha alle sue dipendenze un inquietante medico, Sig Obispo che sfrutta la paura di morire del vecchio Jo per vivere senza doversi occupare dei pazienti normali. E’ suo compito trovare un rimedio alla vecchiaia. Lo aiuta in questo il! giovane Pete, idealista reduce dalla guerra di Spagna, esonerato dal militare per via della miopia.</div>
<div>Inizia così, con la presentazione in poche pagine di tutti i protagonisti, questo dimenticato romanzo filosofico del grande Huxley. Visto l’argomento, la lettura, benché interessante, non è delle più scorrevoli, anche perché il punto di svolta è rappresentato dal ritrovamento tra le carte che Jeremy sta ordinando e che ci tocca leggere, dei diari di un vecchio nobile, già all’epoca interessato alla tematica dell’immortalità. Seguendo i suoi appunti e l’intrecciarsi delle vicende emotive di Sig, Pete, Virginia e Jo, torniamo in Inghilterra dove, in una cantina, troviamo due persone molto, ma molto vecchie (immortali?), tanto vecchie da essersi persino dimenticate la loro natura umana.</div>
<div>L’intento filosofico più che didattico, ché il filosofo non insegna niente, mostra, di Huxley è palese. Il vecchio sogno dell’uomo, di cui parlavamo all’inizio, s’è incarnato nella tecnologia che l’ha snaturato e l’ha reso comico nei suoi effetti. Per chi vuole diventare immortale, il consiglio amichevole è di leggersi il poema di Tennyson che dà il titolo al libro; oppure, per chi crede in una pedagogia del terrore, dare un’occhiata a cosa succede agli struldbruggs, personaggi dei meravigliosi viaggi di Gulliver.</div>
<div>Oppure ancora, per finire, scrivere dei libri che valga la pena ricordare.</div>
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		<item>
		<title>Recensione: Philip Roth, Nemesi, Einaudi</title>
		<link>http://www.spazioterzomondo.com/2012/01/recensione-philip-roth-nemesi-einaudi/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 13:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Nemesi]]></category>
		<category><![CDATA[Philip Roth]]></category>

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		<description><![CDATA[Philip Roth, Nemesi
Einaudi, pp. 187 , euro 19.00
Traduzione Norman Gobetti
Con questo libro Philip Roth ci riporta nei quartieri ebraici dell’America della sua infanzia. Siamo nel ’44 e, nonostante la guerra, Bucky Cantor è a New York ad occuparsi dei ragazzi di un campo estivo. Occorre inquadrare bene questo soggetto. Alto, spalle squadrate, fisico possente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #339966;"><strong>Philip Roth, Nemesi<br />
Einaudi, pp. 187 , euro 19.00<br />
Traduzione Norman Gobetti</strong></span></p>
<p>Con questo libro Philip Roth ci riporta nei quartieri ebraici dell’America della sua infanzia. Siamo nel ’44 e, nonostante la guerra, Bucky Cantor è a New York ad occuparsi dei ragazzi di un campo estivo. Occorre inquadrare bene questo soggetto. Alto, spalle squadrate, fisico possente e prestante ma, ed è per questo che è stato scartato alla leva, enormemente miope, tanto miope da <span id="more-3002"></span>non potere andare a combattere. Ha una bella fidanzata che, nell’estate del ’44 è lontana, in un campeggio, protezione montuosa contro la terribile epidemia che sta sconvolgendo l’estate metropolitana delle famiglie newyorkesi: la polio. Bucky ha perso la madre da piccolo ed il padre, scorno e disonore della famiglia, è stato messo in galera per appropriazione indebita. Così, Bucky è stato allevato dal nonno, uomo di poche parole e sani principi. E Bucky è cresciuto come lui, sano e pieno di principi.<br />
     Ma tutti questi principi non impediranno che il fondo di irrazionalità che sostiene una persona del genere esca allo scoperto quando una serie di sfortunati eventi derivanti dall’epidemia colpiranno lui e le persone che ama. E’ una nemesi, una vendetta divina – o del fato, che è comunque una divinità impersonale – che lo colpisce per fargli pagare il suo egoismo, il suo pensare ai propri interessi e non a quelli della collettività, il suo dubbio nei riguardi di Dio: se c’è il male, come può esserci Dio?<br />
     Un altro buon libro di Philip Roth che ci riporta con forti tinte impressioniste ad un’epoca passata, quasi mitica, dove i maestri erano bravi e i ragazzi disciplinati, dove le piccole storture della vita passavano via, sotto silenzio, di fronte all’inesorabile progresso costantemente in vista; ma, repentinamente, questa età dell’oro scompare, anche i buoni, i meritevoli, soccombono ai colpi del fato. E di fronte a questo stato di cose, immutabile, connesso quasi alla stessa struttura della realtà, il narratore – uno dei ragazzini di Bucky, colpito dalla polio ma che è riuscito a realizzarsi nonostante la menomazione – non può fare altro che ricordare il suo allenatore prima della vendetta divina, prima della nemesi, che scagliava con possente gesto un giavellotto nel cielo del parco giochi.<br />
     In assenza di nemesi Dio non si nota.</p>
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		<title>Recensione: Jonathan Franzen, Libertà, Einaudi</title>
		<link>http://www.spazioterzomondo.com/2011/12/recensione-jonathan-franzen-liberta-einaudi/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 08:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Franzen]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Jonathan Franzen, Libertà
Einaudi, pp. 622,
traduzione Silvia Pareschi
     Per una volta il tanto preannunciato caso letterario, sbandierato dall’editore nel tentativo di richiamare un po’ di attenzione sulla languente letteratura, non si rivela una bufala. L’ultimo libro di Jonathan Franzen lascia veramente il lettore soddisfatto delle oltre 600 pagine che, senza sforzo apparente, raccontano il complesso intreccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #339966;">Jonathan Franzen, Libertà<br />
Einaudi, pp. 622,<br />
traduzione Silvia Pareschi</span></strong></p>
<p>     Per una volta il tanto preannunciato caso letterario, sbandierato dall’editore nel tentativo di richiamare un po’ di attenzione sulla languente letteratura, non si rivela una bufala. L’ultimo libro di Jonathan Franzen lascia veramente il lettore soddisfatto delle oltre 600 pagine che, senza sforzo apparente, raccontano il complesso intreccio in cui le vite di Walter, Patty e Richard si snodano <span id="more-2981"></span>per oltre trent’anni di storia americana.<br />
     Walter e Patty sono i coniugi Berglund che, all’inizio del romanzo, ci vengono presentati in una situazione estremamente incresciosa per due rappresentanti della middle class americana. Dalle pagine del New York Times pare infatti che Walter sia responsabile di una grave truffa nei confronti dello stato. Senza affrontare i dettagli, Franzen ci mostra la famiglia Berglund che, oltre ai coniugi, comprende due figlie: Joey e Jessica. Questa famiglia nasce dall’amore non corrisposto di Patty per il giovane migliore amico di Walter, Richard Katz. Pur essendo attratta da lui, Patty capisce che non gli offre futuro e allora sposa Walter. Parrebbe di essere nel più trito e banale dei plot da romanzo d’appendice, un madame Bovary rivisitato. Ma la capacità di scrittura di Franzen rende tutto sorprendente e inatteso, le vite dei figli si intrecciano e sviluppano con notevole indipendenza dai genitori – libertà – e le vite dei genitori crescono in complessità Ad un certo punto l’amore assoluto di Walter non basta più e la famiglia inizia a sfaldarsi, Patty tenterà di ritornare sui suoi passi ma questo renderà il tutto ancora più insopportabile.<br />
     Intanto Walter, integerrimo difensore della costituzione americana e dei diritti dei cittadini, ha scelto di scendere a patti con una grossa compagnia per riuscire a fare qualcosa per l’ambiente. Sarà questa concessione al mercato a fregare il buon Walter e a farlo apparire sulla cronaca del giornale di New York.<br />
     Entrambi i coniugi sono ormai delusi della propria vita e cercano, ciascuno a modo suo, di rimediare agli errori. Dopo un po’ di anni di solitudine, unica condizione per potere imparare ad usare la libertà, con tutti i dolori e piaceri che questa comporta, i due cercheranno una strada  percorribile che possa soddisfare entrambi.<br />
     In questo disteso e pacificante romanzo Franzen riesce a inserire i punti di forza di due suoi romanzi precedenti – Zona disagio e Forte movimento – che molto meglio del tanto osannato Le correzioni esprimono la sua passione per la difesa dell’ambiente e la sua capacità di esaminare le tensioni delle famiglie. In questo romanzo le due tematiche, affrontate separatamente nel thriller (Forte movimento) e nel romanzo intimista (Zona disagio) si fondono grazie, probabilmente, alla maggior consapevolezza dei propri mezzi che questo scrittore ha raggiunto.<br />
     Il riassunto non è che in minima parte capace di restituire lo spessore di una storia che, con un tono mai pedante o didascalico, offre una possibile visione d’insieme della vita in generale, con i suoi errori e le sue gioie, con le libertà che è necessario prendersi per vivere e le rinunce alla libertà che è necessario compiere per non condannarsi a morire.</p>
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		<title>Recensione: Christos Tsiolkas, Lo schiaffo, Neri Pozza</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 08:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Christos Tsiolkas]]></category>
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		<description><![CDATA[Christos Tsiolkas, Lo schiaffo
Neri Pozza, pp. 535, euro 18
Traduzione Marco Rossari
     Educazione e diritti: può la mancanza di educazione permettere ad un adulto di trascurare i diritti di un bambino?
     Se si volesse cercare di riassumere in una frase questo libro, si potrebbe cominciare così, ma sarebbe solo un inizio. Perché il libro è molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #339966;">Christos Tsiolkas, Lo schiaffo<br />
Neri Pozza, pp. 535, euro 18<br />
Traduzione Marco Rossari</span></strong></p>
<p>     Educazione e diritti: può la mancanza di educazione permettere ad un adulto di trascurare i diritti di un bambino?<br />
     Se si volesse cercare di riassumere in una frase questo libro, si potrebbe cominciare così, ma sarebbe solo un inizio. Perché il libro è molto più ricco, variegato e sfaccettato di quanto il casus belli possa far supporre.<br />
     Siamo in un bel giardino a Melbourne,<span id="more-2979"></span> in una casa privata, dove si sta svolgendo una festa tra amici. E’ un gruppo molto unito, principalmente attorno alla base etnica. La maggioranza sono figli di immigrati greci. La comunità greca in Australia è molto unita e molto gelosa delle tradizioni. Il padrone di Casa, Hector, è un distinto quarantenne marito della bellissima Aisha, medico veterinario. Ci sono tutti i loro amici, che conosceremo mano a mano. Mentre il chiacchiericcio si svolge, tra i bambini nasce un battibecco. Il piccolo Hugo, che va per i quattro anni ed è un bambino estremamente capriccioso, minaccia con un bastone il figlio di Harry, cugino di Hector. Harry, senza pensarci, molla una sberla al piccolo. Tragedia greca, senza esagerare. Rosie, madre di Hugo e amica di Aisha, prende figlio e marito, e se ne va minacciando provvedimenti; che puntualmente arrivano nella forma di una citazione in tribunale per violenza su minore. Questo, come dicevo è solo il casus belli, e la soluzione della causa, che avviene ben prima della fine del libro, è solo un passaggio obbligato verso il chiarimento delle relazioni tra tutti i protagonisti che, ciascuno con un suo capitolo, portano avanti la vicenda.<br />
     Scopriamo così che Hector ha avuto una relazione con l’assistente di Aisha, la bella Connie, diciotto anni, tanta freschezza e tante illusioni; che Harry è in effetti una persona manesca e molto poco incline a preoccuparsi degli altri; che Connie non riesce a staccarsi da Hector e che Richie, il migliore amico di Connie, è innamorato di Hector. Messa così, mi rendo conto, parrebbe una telenovela, con un’ambientazione greco-australiana invece che sudamericana. Ma l’acume dello scrittore nello svelare i meccanismi di pensiero è eccezionale e la partecipazione emotiva per la sorte dei vari protagonisti assicurata.<br />
     L’editore utilizza una frase di John Boyne per introdurre il libro dalla copertina: uno dei tre o quattro grandi romanzi del nuovo millennio. Io non so se il nuovo millennio avrà ancora dei ‘grandi romanzi’, dei romanzi senza i quali non si possa capire la letteratura. L’800 e il ‘900 hanno fatto la letteratura e nella fase di formazione vi sono delle tappe irrinunciabile, ovviamente. Noi invece abbiamo finito con la formazione ed è quindi doveroso che si sia in grado di scegliere a cosa rinunciare.<br />
     Riformuliamo il senso del libro: è giusto vivere in una società che rinuncia per partito preso agli schiaffi?</p>
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		<title>Recensione: Alessandro Mari, Troppo umana speranza, Feltrinelli</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 08:50:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alessandro Mari, Troppo umana speranza
Feltrinelli, pp. 746, euro 18
     Notevole capacità, invero, ci appalesa l’autore del libro in oggetto che, attraverso un sapiente mescolio di realtà e finzione, sa condurci con punto sforzo attraverso la ventina d’anni che precedettero l’unificazione della nazione nostra. E lo fa, il trentunenne scrittore – maggior gloria la giovine età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #339966;"><strong>Alessandro Mari, Troppo umana speranza</strong></span><br />
<span style="color: #339966;"><strong>Feltrinelli, pp. 746, euro 18</strong></span></p>
<p>     Notevole capacità, invero, ci appalesa l’autore del libro in oggetto che, attraverso un sapiente mescolio di realtà e finzione, sa condurci con punto sforzo attraverso la ventina d’anni che precedettero l’unificazione della nazione nostra. E lo fa, il trentunenne scrittore – maggior gloria la giovine età – non con una banale narrazione <span id="more-2976"></span>orizzontale, che dispiega nel tempo e nello spazio i personaggi noti, ma intersecando ben quattro vicende, ciascheduna con i suoi protagonisti, coprotagonisti e comprimari.<br />
     Un primo nucleo narra le vicende dell’eroe dei due mondi nel periodo che ha appunto passato nel deutero mondo, nel mondo altro, in quel lontano, allora, Sud America ove egli combatté per i diritti degli oppressi. E, tra una pugna e l’altra, il nostro ebbe anche la ventura di conoscere la madre dei suoi figli, la tanto vantata Anita – Aninha nella lingua madre – che, pur avvinta da una amore inestirpabile, la ria sorte gli tolse nella fuga dai vili alleati della forza pontificia.<br />
     Vi è poi un secondo versante prettamente storico, quello che vede per protagonista il nobile Mazzini, promulgatore di tesi repubblicane contro il potere dei nobili e del clero, astutamente sorvegliata dalla bella Leda, spia dei servizi segreti. Anche questa storia ha la sua bella morte e un paio di soluzioni narrative che mimano in maniera estremamente convincente le modalità esorbitanti del narrare da feuilleton ottocentesco; ben gli stanno però, queste soluzioni, e meglio ancora starebbero se fossimo nel secolo passato, ché forse la nostra non è più età di fantasia che smentisce la realtà, cercando di superarla, ma di fantasia che la realtà estremizza altrimenti rischia di passare per quello che è: una fola.<br />
     Un altro personaggio, con la sua cerchia di personaggini e personaggioni, è il buon Lisander, artista, pittore prima e callotipista poi; e poi ancora, sfruttando la profonda consapevolezza delle debolezze umane, erotipista, ossia sfruttatore della neonata tecnologia fotografica usata per immortalare, in quadrati sfumati e facilmente scolorabili, le gesta erotiche dei pazienti dell’ospedale psichiatrico di Milano. Una carogna? Un uomo schifoso? No, un artigiano-scienziato che cerca di arricchire ed il cui successo durerà giusto per una notte di festa, proprio come quello degli scienziati moderni.<br />
     E per concludere, il personaggio migliore della vicenda, il buon Colombino che, accompagnato dal fido mulo Astolfo, percorre l’Italia da Milano a Roma per capire, dalle parole del Papa – ingenuo – il motivo del rifiuto della sua profferta amorosa; e, quando insoddisfatto dalle parole del vicario di cristo, tornerà alle terre natie, il ratto dell’amata sarà l’ultima soluzione disponibile. Con questa azione finale tutto il romanzo prende la giusta coloritura di romanzo popolare. Ma alla riflessione, giunti alla fine della lettura, la storia assume la tinta definitiva dello sberleffo, dell’imprecazione, della protesta contro le cose; altresì detto, in paese come il nostro, oggi, è ancora possibile aspettarsi una ribellione del popolo?<br />
     Troppo umana speranza.</p>
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		<title>Recensione: Roberto Bolano, Amuleto, Adelphi</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 11:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
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		<description><![CDATA[Roberto Bolano, Amuleto
Adelphi, pp. 142, euro 15
Traduzione Ilide Carmignani
Poniamo che sei cileno e ti sei trasferito in Messico; poniamo che neanche in Messico c’è una situazione politica che si possa definire ottimale; poniamo allora che lasci il Messico per arrivare in Cile pochi giorni dopo che Pinochet s’è insediato. Allora vai a finire in galera. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #008000;"><strong>Roberto Bolano, Amuleto</strong></span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #008000;"><strong>Adelphi, pp. 142, euro 15</strong></span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #008000;"><strong>Traduzione Ilide Carmignani</strong></span></p>
<p>Poniamo che sei cileno e ti sei trasferito in Messico; poniamo che neanche in Messico c’è una situazione politica che si possa definire ottimale; poniamo allora che lasci il Messico per arrivare in Cile pochi giorni dopo che Pinochet s’è insediato. Allora vai a finire in galera. E poi riesci a scappare senza diventare un desaparecido. E allora<span id="more-2959"></span> torni in Messico e tutte queste esperienze confluiscono nella tua genialità, mi si permetta questo termine che, parlando di Bolano non è affatto esagerato; e poi queste esperienze le metti nei tuoi libri, che diventano in breve un modello per la letteratura.</p>
<p>Questo breve cappello solo per dire quanto si possa apprezzare questo autore cileno per le cose che scrive, benché queste cose abbiano un carattere fortemente locale, proprio perché il suo localismo si trasforma in universalismo in virtù della loro precisione. Ovvero, nelle parole di Auxilio, la protagonista di questo romanzo breve troviamo riassunta l’esperienza dei giovani poeti messicani che, sul finire degli anni ’60, cercarono di opporsi al trend dominante della cultura locale: il movimento si chiamava infrarealismo.</p>
<p>Proprio il realetroviamo, un reale valido per tutti, nelle parole di questa donna, giovane poetessa uruguayana, che si trova chiusa nei bagni del quarto piano dell’università il giorno che le forze armate messicane assaltarono gli studenti contestatari causando centinaia di morti. E’ il massacro di T. (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Tlatelolco"><strong>http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Tlatelolco</strong></a>).</p>
<p> Questo momento costituisce il punto di vista privilegiato da cui Auxilio contempla il suo passato ed il suo futuro. C’è l’angelo della storia di Benjamin, ma c’è anche il marine di Vonnegut che vede i fatti svolgersi e non se ne occupa, sapendo che non può modificarli; c’è Borges che scrive per indicare la vita. E la vita di cui parla si svolge attorno al canto, al canto di speranza e desiderio che una generazione di giovani poeti ha lanciato dirigendosi verso il burrone che ha inghiottito tutti loro. Solo quel canto resta di quei poeti, che è un po’ il canto che la storia della letteratura lascia ad ogni nuovo letterato che nasce. Un canto che ciascuno è chiamato a raccogliere, ad usare come un portafortuna, come un amuleto.</p>
<p>Un nuovo significato per la cultura di ogni generazione.</p>
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		<title>Recensione: Roberto Bolano, Il Terzo Reich, Adelphi</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 10:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il Terzo Reich]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Bolano]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberto Bolano, Il Terzo Reich
Adelphi, pp. 325, euro 20
Traduzione Ilide Carmignani
Ogni volta che si legge uno dei tanti romanzi che Bolano ci ha lasciato, si sente il rimpianto per la prematura scomparsa di uno scrittore tanto dotato. Anche se talvolta le sue storie paiono esigue dal punto di vista della trama, del mero aspetto contenutistico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #339966;"><strong>Roberto Bolano, Il Terzo Reich</strong></span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #339966;"><strong>Adelphi, pp. 325, euro 20</strong></span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #339966;"><strong>Traduzione Ilide Carmignani</strong></span></p>
<p>Ogni volta che si legge uno dei tanti romanzi che Bolano ci ha lasciato, si sente il rimpianto per la prematura scomparsa di uno scrittore tanto dotato. Anche se talvolta le sue storie paiono esigue dal punto di vista della trama, del mero aspetto contenutistico, dalla parte della forma, <span id="more-2955"></span>della capacità di centrare con le parole la realtà, Bolano ci porta al livello alto della letteratura.</p>
<p>In questo inedito, pubblicato in Italia sette anni dopo la sua morte, Bolano immagina un austero ragazzo tedesco, Udo Berger, che approda alle spiagge spagnole per una vacanze conla bella Ingeborg. Udo, appena arrivato, inizia a tenere un diario che è il testo che noi leggiamo. Il rapporto tra i due è giovane e all’apparenza solido, ma conoscere un’altra coppia teutonica, Hanna e Charly, aiuta i due a passare meglio il tempo.</p>
<p>Ma in effetti Udo non ha bisogno di essere aiutato a passare il tempo, perché lui sa come occuparlo. Infatti è uno dei maggiori esperti mondiali del Terzo Reich, un gioco da tavolo in cui i giocatori rivisitano le varie tappe della seconda guerra mondiale. Le sue giornate sono così spese tra brevi incursioni sulle spiagge e sedute di studio delle varie strategie di gioco. Succedono intanto alcune cose. Ingeborg diventa apparentemente molto amica di Hanna, i nostri quattro conoscono vari ‘locali’ e Udo inizia a sentire il fascino della proprietaria dell’albergo, Frau Else. A questo punto Charly scompare in mare e le cose iniziano a precipitare; Hanna lascia l’hotel, Udo e Ingeborg litigano, gli spagnoli conosciuti si fanno più presenti nella vita della coppia e, soprattutto, Frau Else mostra un certo interesse per le avances di Udo.</p>
<p>Tra gli spagnoli Udo predilige il Bruciato, l’uomo che gestisce un servizio di pattìni in spiaggia e che si lascia coinvolgere in una partita a Terzo Reich. Lasciando al lettore scoprire come finisce la partita e dove finisce Udo, concentriamo la nostra analisi su due particolari del racconto.</p>
<p>In primo luogo il gioco, che rappresenta il punto centrale del romanzo. Come ne Il gioco delle perle di vetro di Hesse, Bolano non ne descrive mai le regole, però ne parla come se il lettore dovesse automaticamente riconoscerne il senso. Il gioco pervade la mente di Udo, anche quando il rapporto con Ingeborg va bene lui pensa alle strategie e a come la sua vita futura potrà incrociarsi con il gioco. Ma quando Ingeborg se ne va, il gioco prende il sopravvento, insieme alle frustrazioni cui Frau Else sottopone il narratore. La donna è la barriera che separa il gioco dal mondo, senza Inge il gioco piano piano occupa la sua mente tanto che la bella ma irraggiungibile Frau Else sarà occasionalmente scambiata con la meno interessante ma più disponibile cameriera.</p>
<p>E per secondo, l’atmosfera del Terzo Reich. Il lettore è condotto lentamente nel mondo di Udo e della sua fidanzata, poi in quello dei loro amici, poi in quello degli spagnoli, sulla spiaggia e nell’hotel. In queste sfere che piano piano si sovrappongono c’è qualcosa di misterioso, di indefinibile e, in sostanza, di pauroso e intimamente cattivo: come il Terzo Reich. Il punto di vista completamente in prima persona del narratore lascia i motivi che spingono gli altri personaggi all’azione parzialmente in ombra e questo genera paura. Udo sta scrivendo un diario e non lascia molto spazio all’introspezione, si limita al racconto. Si limita quindi all’affermazione, alla registrazione in positivo di ciò che accade, permettendo in tal modo a ciò che non succede ma che potrebbe succedere di presentarsi tutto alle soglie delle menti dei lettori. Anche se alla fine non vi è quasi nulla di irreparabile, la paura e l’incertezza dominano il romanzo.</p>
<p>Si  potrebbe quasi dire che il mondo è una metafora del gioco.</p>
<p>&nbsp;</p>
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