Recensione: David Foenkinos, Il mistero Henri Pick, Mondadori

David Foenkinos, Il mistero Henri Pick

Mondadori, pp. 243, euro 19

Traduzione Elena Cappellini

In questi giorni postmoderni il trucchetto del libro nel libro è abusato, si parla cioè di un libro che parla del passato, quando la modernità era viva e le cose erano interessanti, ma il libro di cui si parla è contenuto in un altro libro, che parla del triste ora, che però viene come illuminato dall’allora e diventa un po’ più interessante, ebbene, in questo libro, quello che sto recensendo, questo vieto luogo comune è scavalcato in modo molto garbato e divertente dall’autore di quel capolavoro che è Charlotte, la storia della pittrice ebrea Charlotte, Solomon, portata ad Auschwitz quando i tedeschi lasciarono la Francia di Vichy, ma non posso dirvi come viene scavalcato. Vi dirò allora, sperando che siate abbastanza incuriositi da andare a leggervi il libro, venendo magari in libreria a comprarlo e non scaricandolo sul vostro tablet o peggio, che il tutto parte da un manoscritto trovato, non a Saragozza ma in un piccolo paesino della Bretagna, Crozon, che è un paesino vero, molto bretone, che ha un bibliotecario molto riservato, molto bretone, che inventa la biblioteca dei manoscritti rifiutati, cioè un luogo in cui possono trovare rifugio tutti i libri, e sono infinita schiera, che non trovano un editore, o perché proprio brutti o perché gli autori non hanno i contatti giusti che hanno altri autori che impongono il loro libro, che è brutto come quelli rifiutati ma gode dei contatti giusti. In questo paesino vanno in vacanze la giovane editor Delphine ed il suo fidanzato, Frederick, che è uno scrittore il cui primo libro è stato pubblicato dalla casa editrice in cui lavora Delphine, che l’ha scoperto diciamo, ma è stato un flop, un insuccesso, e nella biblioteca di questo paesino Delphine trova un manoscritto rifiutato dal titolo Le ultime ore di una storia d’amore, che partendo dalla fine di Puskin racconta della fine di una storia d’amore, ebbene, da questo ritrovamento casuale parte tutta la storia che getta, con garbo e raffinatezza, una certa luce sbieca sui meccanismi che portano al successo editoriale e quanto poco importante sia, in fin dei conti, il successo, offrendo una riconoscibile citazione, riconoscibile se sei francese, un po’ meno se sei italiano, ad un altro capolavoro della letteratura, che è l’ormai dimenticato I figli del limo di Raymond Queneau. Comunque sia, a parte le citazioni, il libro è piacevole e ben scritto, riesce a parlare di questioni significative senza risultare pedante ma anzi avvincente, e non è poco, e l’avvincente del romanzo sta tutto in una domanda: come ha potuto il pizzaiolo Henri Pick scrivere un capolavoro della letteratura?

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