Recensione: Edward Luce, Il tramonto del liberalismo occidentale, Einaudi (terza parte)

Il fatto che la politica identitaria sia l’ultimo ruolo effettivo riconosciuto alla politica è sotto gli occhi di tutti, di tutti quelli che hanno ancora gli occhi, e ne son rimasti pochini, anche perché a tanti piace avere un’identità da difendere, perché ogni identità implica un nemico, e se c’è un nemico non è mai colpa tua, è sempre colpa degli altri. Bauman ha detto cose illuminanti a questo riguardo, e rimando al nostro sito per chi voglia qualche ulteriore chiarimento, basta mettere Laterza nella casella di ricerca e salta fuori quello che Bauman ha scritto, ha scritto anche per altri editori, ma la tematica della paura sfruttata dalla politica oggi è sviluppato solo nei libri Laterza, in quelli Mulino o Bollati tratta temi più astratti, molto interessanti ma che non entrano nel discorso su Trump. Perché Trump è un maestro ad usare la politica identitaria, ovvero la paura della classe media che teme di diventare classe bassa. Detto questo, che è il succo di tutta la politica trumpiana, il succo di tutto quello che si vede, e quello che non si vede e che è più interessante lo potete trovare in questo libro, andiamo quindi a chiudere questa lunghissima recensione parlando delle parti tre e quattro, dove Luce se la prende garbatamente con Trump, infatti, dice Luce, Trump rappresenta il perfetto uomo politico d’oggi, tutta azione niente pensiero, che il pensiero serve a dare una direzione all’azione, mentre le azioni di Trump, a ben guardare, sembrano completamente causali, non guidate dalla ragione ma in mano al cieco istinto, e allora Luce dice: “Supponiamo che Donadl Trump prenda una pillola che gli dia un improvviso desiderio di conoscenza” (p. 173), frase subdola che lascia intendere che in Trump non ci sia nessun desiderio di conoscenza, il che è forse vero, ma dato che Trump incarna un altro tratto che definisce i politici odierni, ovvero “Tutti i tipi di governo – democratici e autoritari, di stati piccoli come di superpotenze – stanno perdendo la capacità di prevedere gli eventi” (p. 177), ecco dimostrato l’assunto di tutto il libro, ovvero che Trump è perfetto per lasciare andare il mondo in rovina. La vita politica è oggi descrivibile come un moto browniano (cfr. p. 179), in cui nessuno può prevedere la risultante dello scontro tra tre corpi, ma anche due è un bel casino, finché l’America era un colosso che dava le direttive a tutti si poteva stare tranquilli, ma oggi l’America ha perso questa capacità, e un altro elemento che definisce la crisi del liberalismo occidentale è la crisi nella gestione delle relazioni internazionali, relazioni internazionali che la Cina e la Russia possono cercare di orientare in qualche modo ma che, secondo Luce, precipiteranno in un caos globale, e questo caos globale potrà essere affrontato solo singolarmente, e non serve a niente ricordare che secondo i filosofi antichi i ricchi erano il più grande pericolo per la democrazia, cosa che diceva Aristotele nell’etica e da qualche altra parte anche Platone, oramai i ricchi ci sono, anzi, sembra che diventare ricchi sia l’unico scopo delle persone, e allora usiamo le parole che Luce utilizza per aprire la quarta parete per chiudere questa lunghissima recensione, che sono parole di Hannah Arendt e cioè che “Il perdono è la chiave per l’azione e per la libertà”, due cose che mancano molto al liberalismo occidentale d’oggi, sia l’azione sia la libertà, mentre erano comunissime in quello dei bei tempi andati, la prima (azione) soffocata dalle parole del politicamente corretto e la seconda (libertà) resa invisibile dalle stesse parole, quelle del politicamente corretto, e credo che senza azione e libertà, e gli effetti che l’azione e la libertà, effetti non necessariamente corretti dal punto di vista del politicamente corretto, possono avere sulla società liberale occidentale, il liberalismo dell’occidente sia effettivamente destinato a tramontare, o forse solo a trasformarsi, credo anche questo, a livello di gruppo, pur potendo tranquillamente sopravvivere al livello dell’individuo, un individuo che si attivi per un po’ d’azione e si conceda un po’ di libertà. Perché non bisogna preoccuparsi di tutto quello che succede, soprattutto se quello che succede succede lontano. Che è un po’ come in quel film di Woody Allen, quando la mamma gli dice, un po’ arrabbiata, che non deve preoccuparsi se il mondo può essere distrutto da un asteroide, perché tanto lui vive a Brooklyn. Se non avete voglia di leggere questo libro, vedetevi almeno un film di Woody Allen.

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