Recensione: Giovanni Mastrangelo, Henry, La nave di Teseo

Giovanni Mastrangelo, Henry

La nave di Teseo, pp. 269, euro 14

Un thriller ambientato nel mondo della droga con scontri tra bande di bianchi e neri; solo che, invece di essere ambientato a New York, si svolge a Roma. Ecco in breve il sunto del piacevole romanzo che Giovanni Mastrangelo ripubblica a più di dieci anni dalla sua prima edizione con Einaudi e a sette anni dalla sua trasposizione in film. Nina, Gianni e Rocco sono i tre protagonisti che in quattro giorni ci conducono nell’universo parallelo di quelli che per sopravvivere devono farsi una dose al giorno. Henry è una qualità superiore di eroina che i neri stanno cercando di introdurre nel mercato controllato da una banda mafiosa, che non prende ovviamente bene questo tentativo di intrusione. All’inizio poi, c’è un morto per caso che rende tutto più complicato, con l’arrivo della polizia e dell’interessante commissario Silvestri, un poliziotto in crisi rispetto al senso del proprio lavoro. Giovanni Mastrangelo si conferma uno scrittore di qualità, come già avevo intuito leggendo Il sistema di Gordon. Il montaggio delle scene del romanzo sembra già una sceneggiatura da film, con salti avanti e indietro per i quattro giorni in cui si svolge la vicenda, ma i pensieri che attraversano tutti i personaggi, buoni e cattivi, danno mostra di una capacità di analisi psicologica affatto banale e consentono al romanzo di non scivolare nell’ovvio, lasciando al lettore oltre al piacere della lettura anche il piacere di scoprire cosa succede.

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