Recensione: Aylet Gundar-Goshen, Svegliare i leoni, Giuntina

Aylet Gundar-Goshen, Svegliare i leoni

Giuntina, pp. 318, euro 17

Traduzione Ofra Bannet e Raffaella Scardi

Se si svegliano i leoni e poi opportuno che tornino a dormire. Può essere così riassunto il senso del romanzo dell’attivista per i diritti civili in Israele Aylet Gundar-Goshen. Anche se una formula così stringata non può che oscurare le molteplici vie d’accesso a questo romanzo. Il protagonista è il dottor Eitan Green, quarantenne allontanato dal successo per troppo dirittura morale; ma la sua dirittura morale si scontra, è proprio il caso di dirlo, con un eritreo, una notte. Eitan sta facendo un giro con la sua jeep per le stradine attorno alla città semidesertica dove lavora, e investe un uomo. Scende e vede che sta morendo. Sopraffatto dal panico, fugge. Dopo questo violentissimo incipit, scopriamo che la bella moglie di Eitan, Liat, è un commissario di polizia. Proprio lei viene incaricata di aprire le indagini su quello che sembra il solito pirata della strada. Si può capire che la situazione è complessa. E lo diventerà sempre più, grazie ad una scrittura calibrata e raffinata, che fa si che entrino mano a mano nuovi personaggi, senza mai appesantire la narrazione. Fino al finale, quando i leoni torneranno nelle gabbie. Ma dalle gabbie, la loro minaccia scomparirà?

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