Recensione: Lena Andersson, Sottomissione volontaria, e/o

Lena Andersson, Sottomissione volontaria

e/o, pp. 167, euro 15

traduzione Carmen Giorgetti Cima

L’ossessione amorosa è il tema centrale di molta narrativa; difficile, ripercorrendo questo sentiero già ampiamente calpestato, dire qualcosa di nuovo. Complimenti quindi all’autrice di questo pregevole libro che, in poco più di 150 pagine, riesce ad analizzare un caso specifico di ossessione. Un caso specifico, com’è normale in un buon prodotto, che ha anche molto del generale.

La protagonista è la bella – suppongo sia bella, la scrittrice non si spreca in inutili descrizioni o aggettivazioni – Ester Nillson. Da tre anni la giovane Ester ha una relazione con un uomo con cui condivide una normale vita da studiosa. Tra le sue passioni, l’opera di Hugo Rask. Un giorno, viene invitata a scrivere un pezzo su di lui, e a questo punto inizia tutto. Lo conosce, e se ne innamora. Perdutamente.

Il libro è dedicato all’analisi oggettiva che la scrittrice fa dei sentimenti di Ester; come nascono, come si evolvono, come si mantengono a dispetto di tutto, cosa la portano a fare. La scrittrice è chiaramente dalla parte della donna, ma ciò non toglie che, per il lettore maschio, le azioni di Hugo hanno un senso. La scrittrice non si dimostra di parte. E’ oggettiva anche nella scrittura. E quello che ne esce è proprio quello che dice il titolo: una sottomissione volontaria.

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